I molteplici ruoli di un albero


grande albero querciaCapita spesso che quando guardiamo una pianta, ad esempio un albero, la vediamo compiere un unico lavoro. Prendiamo un’ipotetica quercia bianca. Qualche proprietario di casa l’ha piantata nel retro del giardino per creare un punto in ombra. Tuttavia anche quel singolo albero, isolato in un prato, non si limita a funzionare da ombrello frondoso, ma fornisce abbondanti prestazioni. Prendiamo in esame questa quercia per vedere cosa fa.

È l’alba. I primi raggi di sole colpiscono la chioma della quercia, ma la maggior parte dell’energia in essi racchiusa viene consumata per far evaporare la rugiada dalle foglie. Solo dopo averle asciugate, la luce del sole intiepidisce l’aria intorno all’albero. Sopra la quercia però l’aria ha cominciato a scaldarsi, richiamando un nugolo di insetti appena usciti dal sonno. Sotto il fogliame fa ancora troppo freddo per avventurarsi all’aperto: gli insetti si agitano in una stretta striscia all’interno dello strato sottile di aria tiepida al di sopra dell’albero. Insieme, il sole e la quercia hanno creato un habitat per gli insetti, e anche un luogo per gli uccelli, che subito si avventano sullo sciame a banchettare.

All’ombra fresca di quest’albero, la neve rimane fino a primavera inoltrata, mentre quella non protetta si è già sciolta da un pezzo. Il suolo vicino all’albero si mantiene umido, e questo gli permette di fornire acqua sia alla quercia che alle piante vicine, nonché di alimentare un piccolo corso d’acqua nei paraggi (i primi minatori dell’Ovest raccontavano spesso di come i torrenti scomparissero non appena loro abbattevano le foreste vicine per procurarsi il legname per le miniere).

Ben presto il sole riscalda l’aria umida rinfrescata dalla notte all’interno dell’albero. L’aria intrappolata si asciuga e la sua umidità sale nel cielo per contribuire alla formazione delle nuvole. Questa perdita di umidità viene rapidamente rimpiazzata dalla traspirazione delle foglie, che estraggono l’acqua dalle radici e la fanno evaporare attraverso pori a forma di labbra chiamati stomi.

L’acqua sotterranea, sia inquinata che pulita, viene filtrata dall’albero e fuoriesce pura dalle foglie. Gli alberi sono quindi eccellenti depuratori dell’acqua, e costantemente attivi. In una giornata molto calda e secca, un albero adulto è in grado di traspirare circa 7500 litri di acqua. Questa umidità non va perduta, ma ritorna di lì a poco in forma di pioggia. Metà delle precipitazioni sulle aree boschive ha origine dagli alberi stessi (il resto proviene per evaporazione dagli specchi d’acqua). Tagliate gli alberi e la pioggia sottovento scomparirà.

Il sole che arriva sulle foglie avvia il motore della fotosintesi, e l’ossigeno fuoriesce da queste fabbriche verdi per riversarsi nell’aria. Ma i benefici non finiscono qui. Per sintetizzare gli zuccheri e le altre molecole a base di carbonio che forniscono carburante e struttura all’albero, le foglie eliminano l’anidride carbonica dall’aria. È in questo modo che gli alberi contribuiscono a ridurre il livello di gas serra.

Man mano che le foglie assorbono la luce del sole e riscaldano l’aria all’interno dell’albero, quest’aria calda e umida sale e si mescola con quella più fredda e secca che si trova in alto. Le correnti convettive iniziano a muoversi, e si formano le brezze mattutine. È così che gli alberi contribuiscono alla formazione di venti rinfrescanti al di sopra delle loro chiome.

Più vicino al suolo, gli alberi fungono a eccellenti frangivento. La corrente aerea che passa accanto a un edificio caldo può sottrarre una grande quantità di calore, perciò uno o più alberi sul lato della casa esposto ai venti ridurrà sensibilmente gli importi delle bollette del riscaldamento.

I rami superiori della quercia ondeggiano alla brezza del mattino, mentre in basso l’aria è immobile. L’albero ha catturato il movimento energetico dell’aria e l’ha fatto proprio, ma dove va a finire questa energia? Alcuni scienziati pensano che l’energia eolica catturata sia convertita nel tessuto legnoso dell’albero, dove contribuisce a formare cellule dure ma flessibili.

La brezza mattutina trasporta la polvere sollevata dai campi arati dei terreni agricoli limitrofi. Questa polvere si accumula sulle foglie della quercia. Un solo albero può avere tra i quattro e i dodici ettari di superficie fogliare, tutta in grado di estrarre la polvere e le sostanze inquinanti dall’aria. L’aria che attraversa l’albero viene quindi purificata e anche umidificata. Durante il suo passaggio raccoglie vapore acqueo emesso dalle foglie, un carico leggero di granelli di polline, una nebbiolina fine di piccole molecole prodotte dall’albero, un po’ di batteri e spore di funghi.

Alcune di queste spore sono atterrate sotto l’albero, generando svariate specie di funghi che crescono in simbiosi fra le radici e secernono sostanze nutritive e antibiotici che nutrono e proteggono l’albero. Un’arvicola ha scavato una galleria nella terra soffice alla base dell’albero in cerca di questi funghi. In seguito questo roditore lascerà le sue deiezioni vicino ad altre querce, inoculandovi i funghi benefici, a meno che non venga acchiappato prima dal gufo abituale frequentatore di questa quercia.

Gli antenati di questo albero fornivano ai nativi americani la farina ottenuta dalle ghiande, anche se la maggior parte dei nostri contemporanei non prenderebbe in considerazione un uso di questo tipo. Ora ghiandaie azzurre e scoiattoli se la spassano fra i rami della quercia, strappando le ghiande e nascondendole in questo giardino e in quelli vicini. Alcune di queste ghiande, dimenticate, germoglieranno e daranno origine a nuovi alberi. Nel frattempo, gli scavi e gli escrementi degli animali migliorano la struttura del suolo. Alcuni uccelli perlustrano la corteccia in cerca di insetti, mentre altri uccelli e insetti si nutrono dei fiori poco appariscenti della quercia.

Sul finire del giorno, cominciano a formarsi le nuvole (metà delle quali sono state create dagli alberi, non dimentichiamolo). In breve tempo, piccole gocce di acqua avvolgono i batteri, il polline e gli altri microscopici scarti caduti dalla quercia. Queste particelle forniscono i siti di nucleazione di cui le gocce di pioggia hanno bisogno per potersi formare. Gli alberi fungono quindi da inseminatori di nuvole per portare la pioggia.

Mentre piove, le goccioline picchiettano sulle foglie della quercia e si espandono in una pellicola sottile che va a ricoprire tutto l’albero (tutti i quattro-dodici ettari di foglie, più i rami e il tronco) prima che la pioggia si intensifichi e cada sul terreno. Questa pellicola sottile comincia a evaporare anche mentre la pioggia scende, ritardando ulteriormente le precipitazioni sotto la chioma. I muschi e i licheni su questa vecchia quercia assorbono una quantità di pioggia ancora maggiore. A noi tutti è capitato di vedere chiazze asciutte sotto gli alberi dopo che è piovuto: un albero maturo può assorbire più di sei millimetri di pioggia prima che questa arrivi a terra, e ancora di più se l’aria è secca e la pioggia è fine.

Le foglie e i rami fanno da imbuto, convogliando gran parte della pioggia nel tronco e verso le radici dell’albero. Il suolo vicino al tronco è in grado di assorbire una quantità di acqua da due a dieci volte superiore rispetto al terreno aperto. E l’ombra proiettata dall’albero rallenta l’evaporazione, trattenendo l’umidità.

Mentre la pioggia continua a cadere, le gocce colano dalle foglie e schizzano a terra. Dato che quest’acqua gocciolante ha perso la maggior parte dell’energia raccolta mentre cadeva dalle nuvole, l’erosione del suolo sotto l’albero sarà ridotta. Anche il materiale vegetale morto e le radici aiutano a mantenere il suolo compatto. Gli alberi sono i migliori sistemi di controllo dell’erosione.

L’acqua che cade dalle foglie è molto diversa da quella scesa dal cielo: il passaggio attraverso l’albero la trasforma in un brodo sostanzioso, ricco di polline, polvere, escrementi di uccelli e di insetti, batteri e funghi raccolti dalle foglie, e molte sostanze chimiche e nutritive prodotte dall’albero. Questo brodo nutre il terreno sotto l’albero e introduce organismi decompositori nella lettiera di foglie e nel suolo. In questo modo l’albero raccoglie e prepara la sua speciale soluzione fertilizzante.

La pioggia si attenua verso il tramonto e il cielo si schiarisce. Sul calare della notte le foglie più alte dell’albero cominciano a raffreddarsi e dalla chioma filtra un’aria che rinfresca il tronco e il suolo. Ma questo freddo è contrastato dal calore accumulato dalla terra durante il giorno, che sale verso l’alto e intiepidisce l’aria sotto l’albero. La chioma frondosa trattiene questo calore, impedendogli di disperdersi nel cielo notturno. Per questo di notte le temperature sotto l’albero sono superiori a quelle in campo aperto.

Le foglie, tuttavia, irradiano il loro calore verso il cielo e si raffreddano, spesso raggiungendo una temperatura molto più bassa di quella dell’aria. Tutte queste superfici fredde condensano umidità dall’aria, e la rugiada così formatasi gocciola dalle foglie e bagna il terreno, irrigando l’albero e le piante circostanti. Le foglie possono anche ricavare umidità dalla nebbia, che nelle giornate in cui è presente si raccoglie in un volume tale per cui le foglie gocciolano in continuazione. Sulle coste aride ma nebbiose, l’acqua piovana raccolta dagli alberi può essere il triplo delle precipitazioni medie. Grazie all’accumulo di rugiada e nebbia, gli alberi possono aumentare la loro riserva di umidità ben oltre quanto indicato dal pluviometro.

Mentre osserviamo questa quercia imponente, ricordiamo che quella che vediamo è a malapena una metà dell’albero: almeno il 50% della sua massa è infatti sotto terra. Le radici possono spingersi in profondità per alcuni metri e in orizzontale possono estendersi ben oltre il diametro della chioma.

Queste radici smuovono e aerano il suolo, formano humus man mano che crescono e muoiono, estraggono minerali dalla rocce con secrezioni di acidi blandi, e con i loro essudati zuccherini procurano nutrimento a centinaia o addirittura migliaia di specie di organismi del suolo che vivono nel loro stesso ambiente.

Le radici assorbono le sostanze nutritive dalle profondità del terreno e gli alberi le usano per formare le foglie. Quando queste cadono in autunno, il carbonio e i minerali estratti dall’immenso volume di aria e di terra attorno all’albero si concentrano in un sottile strato di pacciame. Così l’albero ha raccolto un’ampia spolverata di sostanze nutritive utili che prima erano sparse in migliaia di metri cubi di suolo e aria, e le ha compresse in un ricco e denso agglutinato di terriccio. In questo modo gli alberi estraggono e concentrano i minerali sparsi nel terreno circostante per creare fertilità e ricchezza. Quest’ultima viene condivisa con numerose altre specie, tutte alimentate dalle sostanze raccolte dall’albero, che scavano cunicoli e tane, si nutrono e costruiscono.

Ma non è ancora finita: le radici di quest’albero si sono fatte largo fra quelle delle altre querce nei paraggi e si sono fuse con esse. Varie ricerche hanno dimostrato che le radici di un albero possono innestarsi su quelle di altri esemplari della stessa specie, scambiandosi sostanze nutritive e perfino avvisandosi reciprocamente di un attacco da parte di insetti. I segnali chimici rilasciati da un albero infestato spingono i suoi vicini a secernere composti protettivi che respingeranno gli insetti in procinto di invaderli. Se una quercia si è innestata sui suoi vicini, continua a essere un albero individuale? Forse gli alberi di una foresta sono più simili ai rami di un unico “albero” sotterraneo che ad un gruppo di individui. Uno dei più grandi organismi del mondo è una foresta di pioppi che di fatto è un singolo individuo: in superficie, sembra un gruppo di alberi separati, ma sottoterra tutti gli esemplari sono connessi attraverso le loro radici intrecciate. Ciascuno di questi pioppi è geneticamente identico agli altri.

Sono quindi molti i modi in cui un singolo albero interagisce con altre specie e con il proprio ambiente. Ho fatto un brevissimo accenno agli sciami di insetti sostenuti da questa quercia: cinipidi e i loro parenti imenotteri, coleotteri che scavano gallerie nei ramoscelli e nella corteccia, e ogni tipo di insetti succhiatori e masticatori e i loro numerosi predatori. Poi ci sono gli uccelli che si nutrono di questi insetti. E non dovremmo dimenticare la miriade di piante vicine che traggono beneficio dalla pioggia e dalle sostanze nutritive raccolte da quest’albero.

L’osservazione di questa quercia ci consente di farci un’idea dei vantaggi del pensiero ecologico. Invece di considerare un albero come qualcosa di gradevole o che fornisce un unico beneficio, per esempio mele o ombra, possiamo cominciare a intuirne le profonde interconnessioni con l’ambiente, sia vivo che inanimato. Un albero è un elemento dinamico inserito in un paesaggio altrettanto dinamico in un rapporto di azione e reazione. Trasforma il vento e la luce del sole in una varietà di microclimi che cambiano di giorno in giorno e, a seconda della stagione, raccoglie sostanze nutritive, arricchisce la struttura del suolo, pompa e depura aria e acqua, crea e concentra la pioggia, dona riparo e nutrimento alle specie selvatiche e ai microbi.

Aggiungiamo tutto questo ai più noti benefici per gli esseri umani: frutti, noci e nocciole, ombra, possibilità di arrampicarsi e altri tipi di divertimento per i bambini, bellezza delle chiome, dei fiori e della forma. Abbiamo iniziato a capire quanto un semplice albero sia strettamente intrecciato con tutti gli altri elementi di un paesaggio, e ora possiamo cominciare a immaginare la ricchezza di un giardino formato da molte specie di piante, tutte interconnesse da flussi di energie e sostanze nutritive, che alimentano e vengono nutrite dagli animali e dai microbi che si agitano, strisciano e scavano gallerie fra l’una e l’altra.

Ogni pianta modifica il proprio ambiente. Questi cambiamenti, a loro volta, favoriscono o bloccano tutto ciò che di vivo o inanimato si trova nelle vicinanze. Rendersi conto che le piante non sono organismi isolati può avere effetti profondi sul modo in cui disponiamo gli elementi nei nostri giardini.

Tratto dal libro “Gaia’s Garden L’orto-giardino di Gaia” di Toby Hemenway

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