I sette livelli della food forest


7livellifoodforestLa food forest in permacultura rappresenta il corrispettivo del bosco autonomo ed autorinnovante, ma composto da piante potenzialmente edibili, per gli uomini e/o per gli animali. È un luogo pieno di vita che può fornire cibo sia per gli uomini che per la fauna selvatica, produrre ossigeno, rinnovare il suolo in maniera naturale, regalare spazi ricchi di bellezza e tranquillità, particolarmente adatti alla meditazione.

In genere, le riforestazioni fatte dall’uomo comprendono tre livelli di vegetazione: alberi, arbusti e piante erbacee. Nella food forest, invece, i livelli possono arrivare a sette e qualche autore ne ha compreso anche altri due, rappresentati dalle piante acquatiche e dai funghi. Sette livelli, comunque, sono sufficienti per avere una bella densità vitale di piante che si supportano a vicenda e vanno a formare un organismo sano e prospero.
Come si può vedere dall’illustrazione, una food forest di sette livelli contiene alberi di alto fusto, alberi a crescita più contenuta, arbusti, piante erbacee, tappezzanti, rampicanti e tuberi.

1. Alberi alti: è questo il livello che accoglie gli alberi di grandi dimensioni, quelli più alti che vanno a svettare sopra il resto della vegetazione. La loro collocazione e conformazione una volta adulti deve essere studiata attentamente, perché devono permettere il passaggio della luce in modo sufficiente per garantire la sopravvivenza degli alberi e delle piante che si troveranno al di sotto. Per questo motivo, quelli a vegetazione più densa non vanno bene, quindi sono da escludere alberi come gli aceri, i platani e i faggi. Vanno meglio alberi da frutto di grandi dimensioni e specie di noci a vegetazione poco densa. Si prestano ottimamente azoto fissatori come la robinia e anche ontani, tagasaste e carrubi.

2. Alberi bassi: possono appartenere anche alle stesse famiglie nominate in precedenza, ma in versione piccola o “nana” (ottenute da portainnesti nani). Possono essere inclusi albicocchi, peschi, mandorli, nespoli e gelsi, così come aranci e mandarini, peri e meli. Gli alberi di cachi e papaya sono particolarmente tolleranti rispetto ad una posizione ombreggiata. Da non dimenticare i piccoli alberi da fiore, come cornioli e sorbo. In Sardegna, possono essere considerati in questa fascia piccoli carrubi o grandi alberi di mirto e alloro.

3. Arbusti: questo strato comprende piante da fiore e da frutto e va a sfruttare lo spazio che corrisponde a quello del tronco degli alberi più alti. Vi è molta scelta, a partire da mirtilli, rose, piccoli noccioli, bambù e varietà azoto fissatrici come l’eleagnus. In Sardegna si collocano in questo strato il mirto e il corbezzolo, come anche il lentischio ed il viburno. La varietà della scelta permette di spaziare tra diverse finalità, che possono essere quella della semplice produzione di cibo, ma anche attirare insetti e uccelli, oppure preservare la biodiversità o provare a coltivare qualche pianta esotica. È importante informarsi bene sulle caratteristiche di ciascuna pianta, così da poter scegliere se collocarla in posizione ombreggiata o in spazi che usufruiscono di maggiore insolazione.

4. Piante erbacee: per “erbacee” si intendono, in senso lato, quelle piante che non hanno un fusto legnoso e comprendono ortaggi, fiori, erbe aromatiche, nonché specie solitamente utilizzate per produrre pacciamatura e altre utili alla composizione del suolo. In genere si scelgono piante perenni, ma non vanno escluse le annuali autoseminanti. Anche qui è importante valutare bene la collocazione della pianta: quelle che amano l’ombra possono restare sotto le altre più alte, mentre quelle che necessitano di esposizione solare verranno collocate ai margini della food forest.

5. Piante tappezzanti: sono le piante a portamento strisciante che coprono il terreno, come le fragole, il nasturzio, il trifoglio, il timo strisciante, come anche molte varietà da fiore come phlox e verbena. Anche il mesebriantemum si colloca in questo strato, in pieno sole. Svolgono un ruolo fondamentale di prevenzione contro la proliferazione di infestanti, che altrimenti si impadronirebbero del suolo.

6. Piante rampicanti: sono quelle che si possono avvolgere sui tronchi, andando ad occupare la terza dimensione dello spazio. Bisogna stare attenti a non utilizzare specie troppo vigorose che possono “strangolare” il supporto sul quale si attorcigliano. C’è, comunque, una notevole scelta tra le varietà edibili, come kiwi, uva, luppolo, passiflora, e frutti di bosco rampicanti, oppure per favorire la biodiversità e aiutare la fauna selvatica, come il caprifoglio. Possiamo utilizzare anche rampicanti annuali come zucca, cetriolo e melone.

7. Tuberi e radici: c’è ancora posto per un altro strato nella food forest ed è quello delle radici commestibili, infatti la terza dimensione continua nel sottosuolo. La maggior parte di queste piante dovrebbe essere dotata di radici superficiali, come aglio e cipolla, o dovrebbe risultare particolarmente facile da togliere da sotto terra, come patate e topinambur, in modo che questa operazione non disturbi le radici delle altre piante. Per questo motivo le carote non sono molto adatte alla food forest, in quanto si addentrano in profondità. Possono risultare utili i daikon, specialmente se lasciati in loco, in quanto i suoi fiori attirano insetti benefici e se lasciati marcire fertilizzano il terreno.

Con la scelta attenta delle varietà e della collocazione, si può avere una produzione di cibo intensa anche in piccoli spazi, in perfetta armonia tra bisogni umani, animali ed esuberanza di Madre Natura.

Liberamente ispirato a www.chelseagreen.com/content/designing-a-forest-garden-the-seven-story-garden/

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