Equinozio di primavera 2015


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Equinozio di Primavera

La parola equinozio deriva dal latino e significa “notte uguale” al giorno. L’Equinozio di primavera è, precisamente, il momento dell’uguaglianza del giorno e della notte quando le forze della luce sono in fase di crescita (nell’equinozio di autunno, invece, la luce è in fase calante).
Il freddo e il buio prolungato delle giornate invernali hanno sempre suggerito all’uomo l’idea della morte. L’inclinazione del sole nel cielo e la sospensione della vita vegetale, nonostante l’esperienza millenaria, dai più diversi popoli sono state immaginate come fenomeni presaghi di sospensione, insicurezza e carenza. L’ansia che ne derivava si traduceva in forme rituali, le quali avevano la funzione di esorcizzare l’evento funesto e di favorire o addirittura provocare la rinascita. Per questa ragione il periodo che precede o segue l’equinozio di primavera è uno dei più ricchi di feste, cerimonie, credenze e miti.
Tutte le società, in particolare quelle agricole, celebravano la primavera come una resurrezione, attraverso simbologie talmente radicate nelle più profonde paure e nei più riposti angoli dell’inconscio collettivo, che anche la società industriale, sia pure in forme più mediate, perpetua queste antiche forme di evocazione della rinascita della primavera.

Si tratta di un periodo molto ampio dell’anno, che alcuni collocano nella prima metà di febbraio, come i cinesi, per i quali l’inizio della primavera coincide con il capodanno; altri nel primo maggio, come in Svezia, dove due schiere di giovani inscenavano una battaglia tra l’inverno, che gettava palle di neve e ghiaccio per prolungare l’inverno, e l’estate, coperto di fiori e foglie fresche.
I mesi di marzo e aprile erano caratterizzati da riti di espulsione della morte, come in Germania, Boemia, Polonia, Russia; di matrimoni simulati, come quello tra Shiva e Parvati in India; di cerimonie magiche con lo scopo di risvegliare le dormienti energie della natura, come tra gli aborigeni dell’Australia centrale;

Secondo gli antichi Egizi, con l’arrivo della primavera l’Uovo cosmico plasmato da Ptah, da lui deposto sulle rive del Nilo e qui covato dall’oca sacra, si apriva e ne usciva Ra, il Sole. Il fiume viveva in simbiosi col dio solare: “Cresce, io cresco; vive, io vivo”.
In maggio, al ritorno della bella stagione, i Celti festeggiavano Beltaine, festa dedicata a Bel (o Belenos), il dio della luce. Etimologicamente il termine Beltaine significa “fuoco luminoso”: ecco perché i riti di questa festa si svolgevano alla luce di grandi falò. Il fuoco era quello dell’ispirazione, la forza che spinge al movimento, che chiama all’aperto e risveglia i sensi.
L’Equinozio di Primavera rappresenta il momento della ricezione: ricezione della saggezza, mentre stiamo di fronte ai primi raggi del Sole che sorge il primo mattino di primavera. L’oriente è sempre stato associato alla saggezza e all’illuminazione, perché è a oriente che sorge il Sole. In questo momento noi possiamo aprirci alla saggezza e ai poteri che possono apportarci chiarezza…
Anticamente tra le popolazioni celtiche si usava far passare il bestiame attraverso due fuochi “purificatori”. Anche i giovani saltavano sopra il fuoco per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo, i viaggiatori saltavano il fuoco per assicurarsi un viaggio sicuro e le donne incinte per assicurarsi un parto facile.

Era una festa allegra, in cui si celebravano i matrimoni “a scadenza”, che sarebbero durati per un anno, cioè sino al successivo Beltaine. Il rituale tipico di Beltaine prevedeva si danzasse intorno a un palo ben piantato a terra che si innalzava verso il cielo. Tale simbolismo “assiale” rappresenta l’immagine della fecondità che contrassegna molti aspetti della festa: i druidi eseguivano infatti complessi rituali per benedire la terra affinché desse i suoi frutti.

Le celebrazioni dell’arrivo della primavera risalirebbero alla preistoria: tra le incisioni rupestri ritrovate in vari siti archeologici, si possono osservare sulla roccia scene di aratura e di zappatura unite a raffigurazioni erotiche di accoppiamento.

ll culto della Dea Ostara (in inglese Easter e in tedesco Oster significano “Pasqua”) era infatti finalizzato a propiziarsi non solo l’abbondanza del raccolto ma anche le gravidanze: in questa magica notte le spose di tutto il nord Europa che desideravano avere un figlio soffregavano le natiche su pietre miracolose. Simboli di questa festa “pagana” erano la mucca e l’ape perché rappresentavano la Dea. In molti antichi idiomi il termine usato per dire “madre” era lo stesso per esprimere vari concetti tra cui: ape, ventre, utero, concepire, pungiglione, ape regina, cervice, embrione, feto e molte definizioni simili.

Come inizio, l’Equinozio di Primavera è il Grado Zero dello Zodiaco, il principio di un nuovo ciclo con l’Ariete, inoltre ogni era zodiacale prende il nome del segno in cui cade il punto equinoziale (anche detto “vernale”) nel suo cammino a ritroso lungo le costellazioni (circa 2000 anni per ogni segno zodiacale).

Fonte: http://www.mednat.org/religione/equinozio_pasqua.htm

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